Intervista - Attilio Polifrone

english version

thai language

Agosto 2013

 

Attilio Polifrone - dobermann allevatore e giudice

 

Michal Jakubowsky: Ha iniziato a giudicare dobermann solo pochi anni fa, ma è già da molti anni nel mondo del dobermann,quando e come è iniziata la sua avventura con questa razza?

Attilio Polifrone: Avevo solo 11 anni quando ebbe inizio la mia passione per questa stupenda razza, all’epoca l’unico mezzo d’informazione era la carta stampata,ricordo che divoravo qualsiasi tipo di rivista o libro, dove vi erano notizie che riguardassero il dobermann, scrivevo lettere a diversi allevatori, per conoscere dati ed avere foto dei loro soggetti, ho provato anche a telefonare, ma spesso venivo preso poco sul serio per via della mia giovane età. Qualche anno dopo, nel 1988, contattai Margherita Buzzi, m’innamorai in foto di Quinn dei Nobili Nati e volevo un figlio di quel grande Campione dell’epoca, un sogno che riuscii a realizzare, da li a poco, il mio primo dobermann Azur dei Nobili Nati entrò a far parte della mia vita. Iniziai a portarlo in qualche expo, senza grande successo, ma fu proprio grazie a quelle occasioni che ebbi modo di conoscere e frequentare i più grandi allevatori del periodo,ricordo con grande piacere Piero Caliandro, Gabriele Prosperi, Giovanni Capocasa, Massimo Santini, Antonio Di Somma,Antonio Criscuolo,Gianni Chionna, Ernesto Vantaggi,Mauro Favero, Gabriele Cavallari ed infine la persona che più condizionò ed alimentò la mia passione per la razza, Pierluigi Pezzano, che accortosi del mio grande entusiasmo, mi prese in simpatia e da quel momento in poi divenne il mio mentore. Nel 1999 mi fu concesso l’affisso, così iniziai ad allevare, ritengo che selezionare con serietà e coscienza confrontandosi con rispetto, sia essenziale per conoscere veramente bene una razza. Dieci anni dopo nel 2009 completai il mio iter da giudice specialista di razza, non dimentico mai cosa disse quel giorno il mio formatore, “oggi è solo un punto d’inizio c’è ancora tanto da imparare” cerco di non scordarlo mai. Oggi guardarmi indietro e pensare che sono già trascorsi 25 anni dal mio primo approccio col dobermann, mi fa capire quanto il tempo scorra velocemente.

 

M.J: Pensa che il dobermann sia una razza facile da giudicare?

A.P: Non credo, nessuna razza è facile da giudicare, tutte sono identificate da uno “standard”, teoricamente il soggetto che più si avvicina nella conformazione descritta dovrebbe vincere. Ovviamente a parole è tutto molto semplice, si presuppone che dietro l’interpretazione di uno standard ci siano e ben acquisite, conoscenze di anatomia, cinognostica, movimento e psicologia canina, oltre che dell’aspetto “tipo” della razza. Ripeto, non è una cosa semplice è un processo che non si svolge in breve tempo e che va sempre allenato mentalmente. Conoscere bene le motivazioni che stanno dietro alla descrizione di uno standard è fondamentale, la conoscenza della funzione delle singole parti è imprescindibile dal giudizio dell’esperto di razza. Infine è mia profonda convinzione che allevare e vivere con la razza che si ama, è un aspetto per nulla trascurabile nell’Iter formativo di un giudice specialista.

 

M.J: Quale differenza c’è tra i giudici che giudicano solo dobermann e giudici che giudicano anche altre razze? Il fatto di essere anche un allevatore ha influenzato il suo giudizio?

A.P: Non è detto che ci siano differenze, se non quella che uno giudica una razza e l’altro più razze, si potrebbe avere “l’occhio” per più razze, come si potrebbe conoscere poco una sola razza. dipende, è tutto molto soggettivo, giudicare non è solo una scienza, altrimenti tutto si ridurrebbe ad una semplice misurazione, giudicare, come allevare, è un arte, ed il successo nel valutare i cani dipende da ambedue, arte e scienza. L’esperto deve essere sempre in grado di giustificare le proprie scelte e soprattutto saper spiegare il perché  un soggetto è migliore di un altro. Tutti i giudici hanno in mente una loro immagine che rappresenta il corretto “tipo” della razza, a volte questa idea non è uguale, per questo c’è diversità d’opinione. Se allevare influenza il mio giudizio? Certo,ed in maniera positiva, nessuno standard copre tutti gli aspetti per ciò che deve essere preso in considerazione nella valutazione, anche per questo ritengo che vivere con il dobermann aiuti molto a conoscere e valutare aspetti che spesso non sono menzionati in nessun testo, quindi credo che allevando la razza con la giusta umiltà e con la dovuta serietà, si possano avere solo dei punti di vantaggio nel giudicarla.

 


M.J: Quale definizione ha in mente del dobermann moderno? Un giudice a quali aspetti deve prestare particolarmente attenzione?

A.P: Comincio col dire che il dobermann ideale è quello descritto dallo standard, per un giudice d’esposizione deve essere così, per un semplice e ovvio motivo, la valutazione è dettata da parametri certi. Ma come dicevo precedentemente ognuno di noi ha una sua immagine “tipo” della razza, che magari spesso si avvicina ad un pensiero comune, ma a volte non è proprio così, diversi dettagli vengono valutati mediante osservazione, che spesso sono fissate nella mente, soprattutto grazie all’aver osservato negli anni diversi soggetti di ottimo valore. La nostra razza negli ultimi 20 anni ha avuto la sua normale evoluzione, la qualità media dei soggetti si è elevata,sicuramente sono sorti altri problemi non più occultabili, che si dovranno affrontare con serietà e coscienza.

La definizione attuale del nostro dobermann credo che sia rimasta sempre e comunque uguale,è un idea semplice, lo descrivo brevemente: un cane di bellezza ideale, che racchiude nella sua normalità il vero pregio assoluto,è forte e muscoloso, ma nel contempo deve essere asciutto ed elegante, il suo portamento è fiero, la sua costruzione compatta, sempre ben proporzionato e armonico, importanza fondamentale deve essere data all’espressione di razza, che oggi, a volte viene dimenticata.

Caratterialmente è socievole e tranquillo,ma nel contempo deciso, coraggioso e vigile, sempre facilmente addestrabile, ama stare in famiglia e dimostra sempre una carattere forte.

Il giudice ha poco tempo a disposizione per valutare i soggetti migliori e successivamente stilare una classifica, in questi pochi minuti bisogna analizzare con attenzione il cane, ponendo cura particolare ad evidenziare i pregi, più che rimarcare i difetti, ma soprattutto cercare di premiare i soggetti più armonici e funzionali, cercando di preferire la media taglia, una costruzione compatta, giusti angoli, una groppa lunga e ben inclinata e soprattutto una testa espressiva, ben proporzionata e con i giusti rapporti, di conseguenza a tutto questo si avrà un movimento corretto e ben bilanciato. Ovviamente prima di tutto questo và anche valutato il comportamento del cane sul ring, l’occhio attento riesce a fare opportune valutazioni sulla sicurezza e l’equilibrio del soggetto,anche in un breve lasso di tempo. Infine cosa non trascurabile è la preparazione del cane al ring, spesso i soggetti ben presentati e preparati partono agevolati rispetto a cani magari migliori, ma che fanno più fatica ad emergere nel ring.


M.J: E’ d’accordo che i giudici dovrebbero essere più critici su alcuni aspetti della conformazione del cane? Spesso notiamo  difetti che sono presenti per generazioni in alcuni allevamenti (poco stop, musi scuri, taglia grande, andature non corrette)cosa  i giudici dovrebbero fare per rendere il loro operato più responsabile nei confronti dell’allevamento?

A.P: Sicuramente, l’opera del giudice specialista oltre a quello della giusta valutazione del cane dovrebbe essere quello di cercare di dare il corretto indirizzo al miglioramento della razza, un valido giudizio condiziona l’allevamento, non bisogna mai dimenticare che ogni razza è destinata ad una sua funzione,capire quale è lo scopo di una razza molte volte spiega come la sua struttura deve essere costruita. Spesso si vedono sul ring soggetti molto appariscenti, intendo grandi, con linee superiori eccessivamente rampanti,avambracci lunghi e angoli anteriori troppo dritti con teste ben allungate ma con mascelle poco forti o magari anche soggetti in taglia,con una costruzione eccessivamente forte, con avambracci corti e volumi trasversi e di testa troppo accentuati, molte volte accompagnati da espressioni di razza sbagliate e con occhi rotondi, piccoli ed infossati e spesso in posizione frontale. Ovviamente è facile intuire che soggetti così fatti oltre ad essere fuori tipo, farebbero fatica o non sarebbero adatti al loro scopo.

La nostra razza non deve seguire mode o tendenze, il dobermann è un perfetto equilibrio tra potenza e eleganza, sempre molto armonico nel formato e nei profili, costruito nel quadrato,infine un capitolo a parte merita la testa, che a volte viene sottovalutata, tutto parte da lì e le sue fattezze rappresentano l’aspetto più importante nel determinare il tipo della razza.

Se ancora oggi ci sono allevamenti con determinati difetti, presenti da più generazioni, i motivi potrebbero essere diversi, se l’allevatore è cosciente di ciò, ma dubito, potrebbe anche essere che gli piaccia il suo tipo di dobermann, oppure ha fatto più volte uso e abuso di stalloni comodi o fattrici sbagliate, usandoli magari in consanguineità e ritrovandosi così in una situazione di stallo. Il giudice con il suo operato può intervenire,dando un indirizzo alla selezione,a patto che il suo sia un giudizio corretto, ovviamente serve collaborazione e umiltà da parte di tutti, il giudizio va accettato, ma soprattutto và capito, se venisse a mancare questa “forma mentis” o se peggio il fine economico diventasse primario, tutto risulterebbe ancora più difficile.

 

 

M.J: Lei ha giudicato in molti paesi  (Finlandia,Grecia,Serbia,Ungheria,Russia,Ucraina,Italia etc.) ha notato caratteristiche comuni nei soggetti da lei giudicati in questi paesi?

A.P: Certamente, nella nostra razza si possono notare diverse caratteristiche comuni, specie in soggetti provenienti da stesse linee di sangue, e con alta percentuale d’inbreeding, quindi è facile trovare stessi pregi o difetti, quello che manca è un omogeneità di tipo ben definita, Il dobermann, come anche altre razze, ha una base genetica molto stretta, un patrimonio genetico chiuso, quindi poca variabilità genetica, con tutto quel che di negativo ne comporta. C’è anche da dire che negli ultimi 25 anni il 90% degli accoppiamenti è stato fatto da non più di 10 stalloni differenti, tra l’altro, molti di questi provengono dalle stesse linee di sangue, in più molti allevamenti utili in (Belgio,Germania,Olanda,etc.) hanno smesso di allevare,molti per motivi che noi tutti ben conosciamo, un ipotetico potenziale che è venuto a mancare, di contro sono nati molti altri allevamenti in Russia e nell’Europa dell’est, ma la base d’allevamento si è sempre più ristretta, oggi si fatica a trovare soggetti validi che non hanno progenie comuni nelle prime quattro generazioni. Di certo tutto questo non favorisce il bene della razza, non solo dal punto di vista morfologico e caratteriale, ma principalmente per quel che riguarda salute e benessere fisico.

Credo che le associazioni specializzate abbiano il dovere di intervenire, ed in tal senso qualcosa si stia già facendo, ma senza dubbio ancor più importante per un efficace lavoro selettivo, dovrà essere lo sforzo valutativo e l’impegno che tutti gli allevatori seri e scrupolosi dovranno assumersi, poiché il patrimonio ed il futuro della razza è per lo più nelle loro mani

 

M.J: Dalla sua esperienza da giudice, cosa si può vedere nel movimento del cane che non si riesce a notare quando è presentato da fermo?

A.P: Per tradizione e motivi di spazio, nelle esposizioni i soggetti vengono giudicati da fermo e successivamente al trotto, quindi la nostra razza non viene valutata per il suo naturale movimento, il galoppo. Il giudice dovrebbe essere in grado di riconoscere e valutare quale tipo di struttura è più indicata a svolgere al meglio la funzione richiesta, questa valutazione, con opportune conoscenze può essere fatta anche con pochi giri di ring, al passo ed al trotto. Il movimento nella nostra razza più che evidenziare note particolari che da fermo non si riescono a vedere, serve da verifica, per avere delle esatte conferme, mi spiego meglio, iniziando dalla testa, se vi sono piccoli dubbi sull’andamento degli assi superiori, sul portamento del collo e quindi dall’inclinazione della spalla, sulla corretta lunghezza dell’avambraccio, sulla solidità dorso-lombare, sulla giusta inclinazione della groppa o sui corretti angoli del posteriore, bene, dopo qualche giro il giudice può vedere ciò che desidera. Non è di certo una gara, non dovrebbe vincere il cane che trotta più velocemente o in maniera fluida o che spinge di più, perché magari dotato di angoli eccessivi, è consuetudine pensare che l’eccesso sia un pregio, non è così, ciò che si allontana dalla normalità è sempre un difetto. Succede anche spesso di vedere soggetti con grande temperamento, ben presentati e condizionati da fermo, ma che già dopo pochi passi in movimento denotano scarsa armonia e poca solidità d’insieme, o altri ancora che cercano di caricare tutto il loro peso sul collare, ciò, il più delle volte è dovuto a evidenti limiti di costruzione, questo non può essere mascherato, neanche se il cane è condotto dal più smaliziato degli handlers

 

 

M.J: Quale è il suo atteggiamento verso i cani aggressivi dentro il ring? Fin quando si può accettare questo comportamento e quando si deve squalificare il cane?

A.P: Se un soggetto all’interno del ring, si dimostra aggressivo verso i suoi simili, và sicuramente penalizzato, se dimostra aggressività verso il giudice, gli spettatori o il conduttore, va squalificato. Queste in sintesi sono le misure da porre all’interno di una manifestazione. Bisogna però avere alcuni accorgimenti e fare le dovute distinzioni. I lunghi viaggi,le esposizioni affollate,gli spazi ristretti, l’ansia dei proprietari, entrare ed uscire da una gabbia, sono un fattore di stress per i nostri cani, specie per quelli meno abituati o meglio meno equilibrati, quindi può succedere che ci siano dei “diverbi” dentro e fuori dal ring, anche se il colpevole principale resta sempre il proprietario, che conosce poco il proprio cane e non riesce a cogliere quei segnali evidenti che danno il via ad una forma di aggressività. E’ fondamentale che il conduttore abbia sempre sotto controllo il cane, se un dobermann è fuori controllo può causare grossi danni, quindi il giudice, prima che accada il peggio, dovrà intervenire tempestivamente,cercando prima di capire e poi limitare determinate situazioni, che ripeto, il più delle volte sono create da proprietari o conduttori che hanno un cattivo rapporto o non riescono a capire il cane. Poi, tra i dovuti distingui ci sono soggetti che sono nati male e cresciuti ancora peggio, frutto di accoppiamenti e valutazioni errate, ma la colpa di tutto ciò resta sempre dell’uomo e dalle sue incapacità di gestire e valutare situazioni. Non posso credere che si possa esporre e portare in un ambiente non proprio rilassante soggetti poco equilibrati, sapendo bene che in precedenza hanno dimostrato seri problemi.

 

 

M.J: Ci indichi la sua“piramide”d’importanza relativa alla nostra razza.

A.P: Personalmente ho ben in mente un ordine di punti  rilevanti nella nostra razza, ma potrebbe succedere di variarlo, entro dei limiti ragionevoli, in determinati periodi o in alcune situazioni, tutte le scelte dipendono dalla qualità generale dei soggetti prodotti e da tutti quelli presentati in esposizione dai singoli allevamenti. Ma ci sono dei valori assoluti che vanno rispettati e che sono dettati da ogni standard di razza, fondamentale tra tutti è lo stato di buona salute, il vigore fisico e mentale, senza questo non è possibile svolgere alcuna funzione a cui la nostra razza è stata destinata. Credo che oggi si sia arrivati al punto di dover rendere esami e controlli ufficiali, periodici e obbligatori, specie per tutte le più frequenti patologie ereditarie e soprattutto per tutti quei soggetti che producono un determinato numero di figli, questa è una delle poche strade ancora percorribili per il benessere della nostra razza. Dopo lo stato di salute, fondamentale è capire lo scopo della razza e la sua funzione, cioè, aver ben chiaro prima di ogni espressione estetica, la destinazione data originariamente alla nostra razza, questo purtroppo nella moderna cinofilia è spesso poco irrilevante o viene dimenticato. Poi metterei conoscenza della storia della razza, “se non si conosce il passato non si capisce il presente e non si costruisce il futuro” nulla di più vero. Detto ciò ci rimane il carattere ed il comportamento del nostro dobermann, così come lo standard lo definisce, ed infine per rispondere alla tua domanda, il giudizio delle singole parti, divise in (Testa, Tronco ed Arti) tradizionalmente per la mia cultura cinofila tengo a valorizzare le giuste fattezze della testa e dell’espressione di razza, ovviamente una bella testa deve essere sempre ben rapportata ed armonica con il resto del corpo, quindi valuto l’armonia d’insieme, che uniti ai giusti diametri formano un naturale connubio di potenza ed eleganza, questo, legato ad un tronco compatto, dato sempre da lombi corti e solidi, da una groppa ben orizzontale e lunga e da angoli marcati nella giusta misura,ed infine da un mantello di corretta tessitura e lunghezza con focature marcate,pulite e di giusta intensità, tutto questo da la corretta idea del dobermann ideale, che è essenzialmente un tipo normale, senza mai alcuna esagerazione strutturale, che porterebbe solo ad una deviazione da quello descritto dallo standard.

 

M.J: Quali sono gli insegnamenti avuti dal Dr. Pezzano che le sono rimasti più impressi in mente?

A.P: Pierluigi Pezzano per la mia crescita cinofila rappresenta tanto, quasi tutto, ci conosciamo dal 1988 e per tanti anni ho avuto la grande fortuna di trascorrere molto del mio tempo con lui e la sua famiglia. Oggi il mio grande rammarico è non avere più il tempo libero di alcuni anni fa, per poter continuare ad attingere dalla sua immensa cultura cinofila. C’è poco da dire, chi s’intende veramente di cinofilia e ha avuto modo di conoscerlo, sa bene che tecnicamente è uno degli esperti più completi a livello mondiale. Insegnamenti da lui ne ho avuto tanti, sotto ogni aspetto e continuo sempre ad averne nei momenti in cui abbiamo occasione di vederci. Cosa mi è rimasto più impresso in mente? Bella domanda, posso semplicemente rispondere senza sembrare banale, tutto, per citarne alcuni, il modo attento e minuzioso nella valutazione descrittiva del cane, le valide considerazioni sulla correttezza strutturale, sempre mirata a compiere un determinato tipo di prestazione, il valutare i pregi dei soggetti prima ancora di far cadere l’occhio sui difetti, i diversi modi di capire le insicurezze di un cane sul ring, conoscere a fondo il significato della parola “tipo” e come cercare di evidenziarlo nel giudizio di un soggetto, iniziando dalla testa e finendo con la coda e tanto altro ancora, insegnamenti che mi porto sempre dentro e che hanno molto condizionato il mio modo di essere sul ring.

 

M.J: Come creda possa evolvere la razza con in vista un possibile cambio dello standard (coda e orecchie integre)?

A.P: Da quando è stato introdotto il divieto di tagliare coda e orecchie in molti paesi Europei, la nostra razza ha subito un evidente calo in termini numerici, ovviamente aldilà delle semplicistiche risposte, credo che il problema vada analizzato a fondo e porsi le dovute domande, prima ancora di dare la totale colpa di questo crollo alla proibizioni del taglio. Ecco, io mi porrei queste domande: oggi il nostro prodotto (dobermann) è sano e quindi longevo? E’ giustamente valorizzato e ben rappresentato nelle expo? E’ ben selezionato secondo i parametri di riferimento(standard)? Le associazioni di razza nei vari paesi hanno fatto il possibile per tutelare e promuovere la razza? Quali sono i punti a favore della nostra razza, per chi intende  avvicinarsi o sceglie di vivere con un nostro dobermann? Ognuno di voi dia le proprie risposte, a mio parere quel che resta alla luce di alcune considerazioni, è che un eventuale prossimo cambio dello standard non gioverebbe per niente al bene della razza, siamo già in pochi e ci ritroveremmo sempre meno, se non c’è allevamento e quindi richieste non c’è futuro in qualsiasi razza, sarebbe un involuzione. Credo che in questo momento sia più opportuno concentrarsi sul benessere fisico, cercando di limitare a qualsiasi costo le più importanti patologie ereditarie,le quali hanno contribuito a porre un freno importante nella richieste di soggetti della nostra razza.